giovedì 8 gennaio 2009

giovedì 1 gennaio 2009

Anno nuovo (vita nuova?)


Soltanto il mese di dicembre ha i documenti in regola. Gli altri, da gennaio a novembre, sono tutti «mister clandestini». Non possono o non dovrebbero, per prudenza, mostrare il volto, ma accettano di mostrare i corpi, sbarcati mesi fa dai gommoni provenienti dalle coste sub-sahariane. Non hanno lavoro, non hanno permesso di soggiorno, non hanno casa, e il fatto di togliersi anche i vestiti è parso loro, in fondo, il minore dei mali. Con qualche fatica, per sconfiggere le resistenze degli improvvisati modelli musulmani, il fotografo spagnolo, Adolfo Lopez, ha convinto dodici giovani immigrati di Albacete a posare senza veli per il primo "calendario solidale" realizzato da africani a rischio di espulsione.

TRA AUTOFINANZIAMENTO E INTEGRAZIONE -«Se la diffusione andrà bene – calcola l'autore – ciascuno di loro ne ricaverà 500 o 600 euro, quanto basta per tirare avanti ancora qualche mese». Forse non tutti i mesi contemplati dal calendario che si conclude sulle fattezze di Mady Fofana, 32 anni, da cinque in Spagna, ma infine regolarizzato nel 2005: denudarsi per una causa solidale gli ha fatto meno paura del barcone che a suo tempo lo traghettò dal Marocco alle coste meridionali della penisola iberica. L'idea, spiega il fotografo, è venuta dalla grande varietà di calendari "di categoria" che ogni anno inondano il mercato: i vigili del fuoco, i poliziotti, le hostess, le casalinghe. «Se lo fanno i pompieri – si sono convinti i clandestini -, perché noi no?». Mady è convinto che il progetto non abbia soltanto una funzione di autofinanziamento: «Può servire anche all’integrazione» riflette. Ma soltanto undici dei venti modelli contattati hanno accettato di esporsi e Mady ha dovuto prestarsi per illustrare l'ultimo mese dell’anno. Non a caso: Mister Dicembre è l'unico che ha la ragionevole certezza di essere ancora in Spagna quando il 2009 finirà.

Da Corriere.it

domenica 28 dicembre 2008

Una speranza nel cielo di Gaza

Davanti alla follia fratricida che sta insanguinando in queste ore il Medoriente, pensavo di mettervi davanti il pensiero - forse ingenuo, tautologico o fin troppo scontato, comunque penso tra i più autorevoli - di Amos Oz, un uomo di pace:

"I bombardamenti che mirano a colpire sistematicamente le comunità civili israeliane sono un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità. Lo Stato di Israele deve proteggere i propri cittadini. Che il governo israeliano non desideri entrare nella Striscia di Gaza è chiaro a tutti. Il governo preferirebbe il cessate il fuoco che Hamas ha violato e, in ultima analisi, cancellato, ma la sofferenza della popolazione civile attorno a Gaza non può protrarsi.

La volontà di evitare l'invasione di Gaza non deriva da un'esitazione, bensì dalla consapevolezza che Hamas mira a provocare Israele costringendolo a lanciare un'operazione militare: l'uccisione di decine o di centinaia di civili palestinesi, donne e bambini, vittime di un'operazione militare israeliana, rafforzerebbe l'estremismo a Gaza e potrebbe far crollare il regime di Abu Mazen in Cisgiordania, che sarebbe sostituito dagli estremisti di Hamas.
Il mondo arabo stringerebbe le fila attorno alle spaventose scene che Al-Jazeera manderebbe in onda da Gaza, e l'opinione pubblica mondiale si affretterebbe ad accusare Isreale di crimini di guerra. (...)

Cosa ci resta da fare? Il modo migliore per agire per Israele è quello di ottenere un cessate il fuoco completo in cambio di un allentamento dell'assedio a Gaza. Ma se Hamas insisterà nel respingere la tregua e continuerà a bombardare le comunità civili israeliane, allora occorrerà fare in modo che l'operazione militare faccia il suo gioco. Il calcolo di Hamas è semplice, cinico e malvagio: se restano uccisi degli innocenti israeliani, bene; se restano uccisi molti palestinesi innocenti, meglio ancora. A fronte di una tale posizione, Israele deve agire saggiamente e non soccombere all'onda emotiva".

giovedì 25 dicembre 2008

Adesso è Natale

L'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, ha annunciato nell'omelia della messa di mezzanotte in Duomo di voler costituire personalmente un fondo famiglia-lavoro per venire incontro a chi, nella crisi finanziaria ed economica attuale, sta perdendo l'occupazione.

Come avvio di questo fondo ha messo a disposizione un milione di euro attingendo - ha spiegato - "dall'otto per mille destinato per opere di carità, da offerte pervenute in questi giorni da scelte di sobrietà della diocesi e mie personali". Dopo una prima parte di carattere spirituale su Dio che si fa uomo "come noi e per noi", è stata in gran parte dedicata alla crisi l'omelia di Tettamanzi in occasione di un Natale che ci chiama "a un supplemento speciale di fraternità e solidarietà": una crisi di "portata mondiale", che secondo gli esperti non ha manifestato ancora "pienamente i suoi effetti destabilizzanti", per la quale l'arcivescovo di Milano si è chiesto: "Quanta responsabilità - delle fatiche del momento presente - ha quella finanza divenuta virtuale, che ha perso di vista l'economia reale centrata sul benessere delle comunità e dei singoli?". Ma l'interrogativo che ciascuno deve porsi è: cosa posso fare? Cosa possiamo fare? "Non possiamo stare a guardare! Occorre agire. E l'azione ora deve privilegiare chi nei prossimi mesi perderà il lavoro" ha detto il cardinale invocando "gesti concreti di solidarietà" nella sobrietà, quella stessa sobrietà alla quale aveva richiamato i sacerdoti in novembre.

Ho già parlato di lui in un altro post, guys, lo so. Ma se "volere è potere", che crediate o no, quest'uomo ci sta insegnando qualcosa. Buon Natale a tutti.

sabato 22 novembre 2008

martedì 11 novembre 2008

'bout Jerusalem? Change too


Secular victory in Jerusalem? A Channel 1 exit poll published at 10 pm Tuesday, as polling stations were closing down, shows a first round victory for secular candidate Nir Barkat in the Jerusalem municipal elections.

According to the poll, ultra-Orthodox candidate Meir Porush came in second with 42% of the vote. Billionaire Arcady Gaydamak won 7% of the vote according to the exit poll.Barkat was aiming to put an end to five years of ultra-Orthodox dominance at city hall. However, Barkat's campaign officials were not quick to celebrate, saying they will be waiting for the actual results. Interior Ministry officials estimated that initial results will be received at around 1 am.

Nonetheless, Barkat supporters received the poll results with immense excitement and have been singing and dancing ever since. Shimi Kaplan, a volunteer at the Barkat headquarters, said "there is something in the air, a sense of change. Now it will be impossible to ignore the secular community in the city."

Da Ynet

martedì 4 novembre 2008

Sweet Home Chicago


Ce l'ha fatta. Incredibile ma vero, i più scettici sono andati a dormire stanotte pensando che in fondo non poteva accadere davvero, che l'America non era ancora pronta a un presidente "di colore". Invece Barack ha trionfato, non solo negli Stati democratici dell'East Coast ma anche in Ohio, in Virginia (che per la prima volta dopo 44 anni ha votato dem), in Florida, in Pensylvania, ovvero i cosiddetti swing State, gli Stati incerti. Ha vinto l'America di Spike Lee, di Oprah Winfrey, di Old Man junior, della famiglia Robinson.


Hanno votato "con il portafogli e con la pancia"? Possibile, ma quello che salta agli occhi è che gli Stati Uniti hanno detto basta, time out e ripartono dal via. Stamani stiamo bene così, pensando che un altro mondo è possibile.

IL DISCORSO DI BARACK DOPO L'ELEZIONE

(Gerardo Greco: grande servizio, ieri!)