Qualcosa è cambiato, dite? Non lo so. Qualcosa cambierà? Non so nemmeno questo, più che altro ho quasi paura a rispondere. E se poi non cambia niente? Un momento, mi sale l'ansia, provo a chiederlo anche a Roberto, che era ieri con me al Palasharp di Milano. Ci vorrà tempo, dice. Ad ogni modo, è più ottimista.
Certo è che mi sono sentita meno sola, meno fessa nel perseverare a cercare di essere una persona migliore, una buona cittadina. "Vado a letto tardi anch'io la sera - ha detto nel corso del suo intervento Umberto Eco - ma perché leggo Kant". Allora è vero, no perché da un po' di tempo a questa parte cominciavo a sentirmi specie in via d'estinzione e faccio una gran fatica a rapportarmi con chi non la pensa come me. Prima cercavo il dialogo, ascoltavo le ragioni del prossimo, le anche accettavo. Adesso mi incazzo e mi viene solo un gran mal di stomaco.
Giornali e tv dicono che eravamo in diecimila. Eheheh, hai voglia a screditare e a far finta di niente: certo, il processo di rincretinimento dell'italiano medio, partito col Drive-in, ha fatto i suoi danni. Ma come in tutte le tragedie, ci sono gli scampati. Come a Hiroshima, come alla Shoah, come alla campagna di Russia. Ma sarà un processo che richiederà anni e fatica, riparare ai danni fatti sarà lungo e difficile.
Quello che serve all'Italia, più che il semplice rinnovo dell'intera classe politica, ormai, temo sia una profonda mutazione antropologica. Ci vorranno decenni, ad essere ottimisti. Nel caso, noi non faremo in tempo a vederlo, nemmeno i nostri figli. Ma tocca far presto, anche se la scienza progredirà e quindi i nostri nipoti avranno un'aspettativa di vita più lunga della nostra.
"Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti". Ryszard Kapuściński, Autoritratto di un reporter
domenica 6 febbraio 2011
giovedì 27 gennaio 2011
השנה הבאה בירושלים
Forza, non lacrime. Forza perché finché ricorderemo, finché avremo ancora tra noi chi ha vissuto l'orrore,non conosceremo la paura, non conosceremo la resa, saremo forti, saremo al sicuro.
Oggi, più di sempre, mi manca Stu'. Lo stesso giorno in cui hanno abbattuto i cancelli di Auschwitz, mia nonna compiva trent'anni. Oggi non ce l'ho più. Oggi, più di sempre, vorrei arrivasse anche a me un nonno nuovo, come al bimbetto raccontato da David Grossman in Vedi alla voce: Amore.
Oggi, più che mai, mi sento parte di un mondo, parte di un tutto. Hashana haba'a b'Yrushalayim. L'anno prossimo a Gerusalemme.
Oggi, più di sempre, mi manca Stu'. Lo stesso giorno in cui hanno abbattuto i cancelli di Auschwitz, mia nonna compiva trent'anni. Oggi non ce l'ho più. Oggi, più di sempre, vorrei arrivasse anche a me un nonno nuovo, come al bimbetto raccontato da David Grossman in Vedi alla voce: Amore.
Oggi, più che mai, mi sento parte di un mondo, parte di un tutto. Hashana haba'a b'Yrushalayim. L'anno prossimo a Gerusalemme.
martedì 25 gennaio 2011
Arancia metalmeccanica
Camminavo per strada dopo il lavoro, pensando a Pietro che sta per compiere un anno e a un po' di amici che vedo stasera, quando mi si è fatto incontro un signore con gli occhi buoni, porgendomi un volantino. Amore a prima vista: l'iniziativa si chiama "Arancia MetalMeccanica" e a Milano il banchetto è in largo Cairoli.
Ti porti a casa una retina di agrumi, dai i tuoi 4 euro e sostieni gli operai, quei 2.325 lavoratori che al referendum della Fiat a Mirafiori sono riusciti a votare "No". Dico sono riusciti perché chissà quanti altri avrebbero voluto ma non sono riusciti a farlo.
Quel 46% ha detto no alla rinuncia dei propri diritti, della propria dignità, riaprendo la partita di un'Italia che non accetta supinamente di far pagare lo scotto della crisi economica ai soliti ultimi, ai lavoratori, ai giovani. Ebbene lo sciopero del 28 gennaio, proclamato dalla Fiom, deve rappresentare un momento di unità di tutte le lotte del Paese, da quelle dei lavoratori a quelle degli studenti, da quelle in difesa dell'ambiente e a quelle dei beni comuni.
A Milano, venerdì, la manifestazione parte alle 9 e mezzo da Porta Venezia. Con gli operai, sempre.
Ti porti a casa una retina di agrumi, dai i tuoi 4 euro e sostieni gli operai, quei 2.325 lavoratori che al referendum della Fiat a Mirafiori sono riusciti a votare "No". Dico sono riusciti perché chissà quanti altri avrebbero voluto ma non sono riusciti a farlo.
Quel 46% ha detto no alla rinuncia dei propri diritti, della propria dignità, riaprendo la partita di un'Italia che non accetta supinamente di far pagare lo scotto della crisi economica ai soliti ultimi, ai lavoratori, ai giovani. Ebbene lo sciopero del 28 gennaio, proclamato dalla Fiom, deve rappresentare un momento di unità di tutte le lotte del Paese, da quelle dei lavoratori a quelle degli studenti, da quelle in difesa dell'ambiente e a quelle dei beni comuni.
A Milano, venerdì, la manifestazione parte alle 9 e mezzo da Porta Venezia. Con gli operai, sempre.
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lunedì 24 gennaio 2011
Ognun per sé. Ma chi per tutti?
Cosa resterà nei libri di storia di quello che stiamo vivendo in questi giorni? Me lo chiedo come se lo chiedeva Luca Carboni degli anni Ottanta (o forse era Raf?). Me lo chiedo e allo stesso tempo me lo sento scivolare addosso. Sono satura, esasperata, non ne posso più. "Dimissioni" ha scritto qualcuno su un lenzuolo appeso a un balcone all'ultimo piano, in piazza Bolivar. Quando l'ho visto, dall'autobus, non ho potuto fare a meno di sorridere. Stasera prendo una bottiglia di vino e vado a bussare a quella porta, tanto per fare due chiacchiere.
Abbiamo avuto Andreotti, abbiamo avuto Craxi, abbiamo avuto una manlevata di gente che non meritava le poltrone da cui impartiva ordini, ce le abbiamo avute. Ma un livello di bassezza del genere, mai. A livello umano, innanzitutto. Roba che neanche nel Bestiario di Pazienza. Ci vorrebbero le copertine di Cuore, per farci sentire meno soli. E "casse di Maalox, per pettinarci lo stamaco", per dirla col Liga. Ah, come mi sento pop oggi.
"E' una grave offesa per la dignità di tutte le donne", fa la mia amica Anna. Tutte le donne? Avevo gli occhi fuori dalle orbite. Come sarebbe, di grazia? Perché? Basta un torpedone di baldracche a infangarci tutte? Anni e anni di battaglie e lotte sindacali, sul lavoro e chi più ne ha più ne metta gettati all'aria da chi al telefono dice: "Non ho voglia di mettermi a cercare un lavoro, che poi mi danno mille euro al mese"? No, non sono d'accordo. E questo femminismo spicciolo mi dà molto fastidio. Penso alla Bonino, penso alla Camusso, penso alla De Gregorio e mi passa.
"Se se, fai tanto la Giovanna D'Arco, poi sgrani gli occhi alla commessa che ti infila la crema antirughe tra i campioncini". Caro Roberto, von vedo l'ora di frugarti nell'armadietto. Al che ho chiamato mia sorella vera e gliel'ho raccontato. "Lo dici a una che l'ultima volta si è sentita chiedere l'antirughe da un tizio che stavo frequentando", mi fa. Sì, ha fatto la doccia e poi lo ha beccato nel bagno che brancolava cercando la crema. La cosa mi ha fatto morire dal ridere: "Tuo padre non l'avrebbe mai fatto", sono riuscita solo a biascicarle, ridendo come una matta. "Manco il tuo". E sia lodato il cielo.
Abbiamo avuto Andreotti, abbiamo avuto Craxi, abbiamo avuto una manlevata di gente che non meritava le poltrone da cui impartiva ordini, ce le abbiamo avute. Ma un livello di bassezza del genere, mai. A livello umano, innanzitutto. Roba che neanche nel Bestiario di Pazienza. Ci vorrebbero le copertine di Cuore, per farci sentire meno soli. E "casse di Maalox, per pettinarci lo stamaco", per dirla col Liga. Ah, come mi sento pop oggi.
"E' una grave offesa per la dignità di tutte le donne", fa la mia amica Anna. Tutte le donne? Avevo gli occhi fuori dalle orbite. Come sarebbe, di grazia? Perché? Basta un torpedone di baldracche a infangarci tutte? Anni e anni di battaglie e lotte sindacali, sul lavoro e chi più ne ha più ne metta gettati all'aria da chi al telefono dice: "Non ho voglia di mettermi a cercare un lavoro, che poi mi danno mille euro al mese"? No, non sono d'accordo. E questo femminismo spicciolo mi dà molto fastidio. Penso alla Bonino, penso alla Camusso, penso alla De Gregorio e mi passa.
"Se se, fai tanto la Giovanna D'Arco, poi sgrani gli occhi alla commessa che ti infila la crema antirughe tra i campioncini". Caro Roberto, von vedo l'ora di frugarti nell'armadietto. Al che ho chiamato mia sorella vera e gliel'ho raccontato. "Lo dici a una che l'ultima volta si è sentita chiedere l'antirughe da un tizio che stavo frequentando", mi fa. Sì, ha fatto la doccia e poi lo ha beccato nel bagno che brancolava cercando la crema. La cosa mi ha fatto morire dal ridere: "Tuo padre non l'avrebbe mai fatto", sono riuscita solo a biascicarle, ridendo come una matta. "Manco il tuo". E sia lodato il cielo.
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martedì 18 gennaio 2011
Hasta la victoria, siempre
Togliete il telecomando a mia madre. Per pietà, toglieteglielo. Guarda il peggio del peggio del peggio, la tv del pomeriggio. E quando è fissato sempre sullo stesso canale, penso, non è più strumento di democrazia ma di tortura per le sinapsi. "Sarebbe bellissimo vederti fare un servizio in tv", esordisce. "In quelle trasmissioni che vedi tu?", domando. "Sì, fai la giornalista, no?", lei piccata. "Allora tanto vale tirarmi un colpo in bocca", mi scappa così. "Allora sbrigati a cambiar mestiere" e butta giù. Ok, non era il modo più educato per avviare un dialogo con chi mi ha partorito con dolore, ma sfido chiunque, per la seconda sera di fila a sentire una tiritera del genere nell'orecchio, Mahatma Gandhi incluso. Al che, ovviamente, è venuto giù il mondo.
Credo abbiano fatto più danni l'educazione cattolica e le suore che i talebani. Ora, per carità, la mamma è sempre la mamma ed è pura utopia immaginarsi, per come vanno le cose in Italia, un futuro prossimo senza i Cucuzza o le D'Urso e le De Filippi e campionari vari. Allora allaccio la bici al palo e frugo nella testa per cercare qualcosa che oggi mi abbia illuminato la giornata.
Ho letto una cosa rincuorante su La Stampa: la bella gioventù che si scrolla di dosso fango e torpore e fa, crea, realizza, anche senza soldi, anche senza votarsi l'anima al potente di turno. Storie come quella della compagnia teatrale "Scarlattine", che fa base nel borgo abbandonato di Campsirago, nel Lecchese. O i ragazzi del cinema "Kino" di Roma, che hanno sborsato 600 euro a testa e fanno rivivere il vecchio cinema Crauco, al Pigneto, a due passi dal bar in cui Pasolini girò "Accattone". Ci proiettano la Nouvelle Vague, i documentari indipendenti, i b-movie che hanno fatto innamorare Tarantino. Molti dei soci si sono conosciuti in piazza, mentre protestavano contro i tagli. E ancora i ragazzi, appena 23enni, che hanno fondato la rivista letteraria Inutile, a Torino e quelli che si ritrovano ogni marzo a Grottaglie, a mezz'ora da Taranto, per decorare le facciate delle masserie abbandonate. Non sono sporcamuro: Blu, ad esempio, è finito alla Tate di Londra e sempre da Grottaglie sono passati anche i brasiliani Os Gemeos, l'americano Momo e il fotografo francese Jr, che l'anno scorso s'è portato a casa il "Ted Price", il premio "per chi cambia il mondo". E io? Catena leggera, preghiera ogni sera: intanto passo la notte a benedire la bici.
Credo abbiano fatto più danni l'educazione cattolica e le suore che i talebani. Ora, per carità, la mamma è sempre la mamma ed è pura utopia immaginarsi, per come vanno le cose in Italia, un futuro prossimo senza i Cucuzza o le D'Urso e le De Filippi e campionari vari. Allora allaccio la bici al palo e frugo nella testa per cercare qualcosa che oggi mi abbia illuminato la giornata.
Ho letto una cosa rincuorante su La Stampa: la bella gioventù che si scrolla di dosso fango e torpore e fa, crea, realizza, anche senza soldi, anche senza votarsi l'anima al potente di turno. Storie come quella della compagnia teatrale "Scarlattine", che fa base nel borgo abbandonato di Campsirago, nel Lecchese. O i ragazzi del cinema "Kino" di Roma, che hanno sborsato 600 euro a testa e fanno rivivere il vecchio cinema Crauco, al Pigneto, a due passi dal bar in cui Pasolini girò "Accattone". Ci proiettano la Nouvelle Vague, i documentari indipendenti, i b-movie che hanno fatto innamorare Tarantino. Molti dei soci si sono conosciuti in piazza, mentre protestavano contro i tagli. E ancora i ragazzi, appena 23enni, che hanno fondato la rivista letteraria Inutile, a Torino e quelli che si ritrovano ogni marzo a Grottaglie, a mezz'ora da Taranto, per decorare le facciate delle masserie abbandonate. Non sono sporcamuro: Blu, ad esempio, è finito alla Tate di Londra e sempre da Grottaglie sono passati anche i brasiliani Os Gemeos, l'americano Momo e il fotografo francese Jr, che l'anno scorso s'è portato a casa il "Ted Price", il premio "per chi cambia il mondo". E io? Catena leggera, preghiera ogni sera: intanto passo la notte a benedire la bici.
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domenica 16 gennaio 2011
Anche per oggi non si vola
Avrei dovuto fare, dire, partire in questo fine settimana. E invece a tirarmi un calcio sugli stinchi ci ha pensato una mezza influenza che mi ha dato il tormento per tre giorni. Ovviamente quando avevo già il piede sul treno. "Sono state giornate furibonde senza atti d'amore" - per dirla con qualcuno -, per giunta con Rob in trasferta a San Giorgio a Cremano per guardare dentro l'ennesima sparatoria in strada (quella balzata agli onori della cronaca perché a rimetterci la vita è stato anche il padre di una giornalista del Mattino, freddato solo perché testimone oculare, quindi scomodo per definizione), mia sorella a Berlino per raccogliere i suoi cocci e nemmeno la compagnia di Sansone, spedito a Monza, che almeno così poteva farsi portare al parco.
Fuori, il risultato del referendum allo stabilimento torinese della Fiat. Una tragedia umana e sociale. Se la competizione industriale e produttiva e il marketing del made in Italy devono ora competere con economie dove non esistono i diritti di chi quelle economie crea, né tutele sindacali è la fine, signori. I primi a farne le spese saranno gli operai. Poi toccherà anche noialtri, subalterni e mangiati vivi dalle tasse. Arriverà e presto. Allora ho acceso la radio e la voce di Claudione Agostoni dalle frequenze di Radio Popolare mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.
E' morto Vincenzone, Vincenzone Paudice, non ce l'abbiamo più. Era lui negli anni Settanta a spiegare ai bambini nelle scuole milanesi cosa voleva dire fare l'operaio e lottare per i diritti. Lui che si era reinventato la vita, quando ne poteva più, da ristoratore ai Navigli. Presente Jovanotti? Dallo scimmiottare Gimme five è poi diventato adulto, anche grazie a Vincenzone. A Radio Pop lo chiamavano "la Wikipedia vivente del '68". Altra vita: ha preso su ed è andato in Africa, a portare sorrisi e crepes alla Nutella ai bambini degli slums di Nairobi. Su Facebook lo trovate ancora lì. Sarebbe bellissimo trasformare la sua bacheca in un tazebao, una sorta di Zonker's Zone, come quella di Enzone Baldoni, che ci tiene ancora tutti stretti a lui. "Quando qualcuno mi chiedeva cosa significa essere comunista a me veniva da rispondere: essere come Vincenzone", ha detto Agostoni. E' morto venerdì, poco prima di conoscere l'esito del referendum a Mirafiori.
Fuori, il risultato del referendum allo stabilimento torinese della Fiat. Una tragedia umana e sociale. Se la competizione industriale e produttiva e il marketing del made in Italy devono ora competere con economie dove non esistono i diritti di chi quelle economie crea, né tutele sindacali è la fine, signori. I primi a farne le spese saranno gli operai. Poi toccherà anche noialtri, subalterni e mangiati vivi dalle tasse. Arriverà e presto. Allora ho acceso la radio e la voce di Claudione Agostoni dalle frequenze di Radio Popolare mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.
E' morto Vincenzone, Vincenzone Paudice, non ce l'abbiamo più. Era lui negli anni Settanta a spiegare ai bambini nelle scuole milanesi cosa voleva dire fare l'operaio e lottare per i diritti. Lui che si era reinventato la vita, quando ne poteva più, da ristoratore ai Navigli. Presente Jovanotti? Dallo scimmiottare Gimme five è poi diventato adulto, anche grazie a Vincenzone. A Radio Pop lo chiamavano "la Wikipedia vivente del '68". Altra vita: ha preso su ed è andato in Africa, a portare sorrisi e crepes alla Nutella ai bambini degli slums di Nairobi. Su Facebook lo trovate ancora lì. Sarebbe bellissimo trasformare la sua bacheca in un tazebao, una sorta di Zonker's Zone, come quella di Enzone Baldoni, che ci tiene ancora tutti stretti a lui. "Quando qualcuno mi chiedeva cosa significa essere comunista a me veniva da rispondere: essere come Vincenzone", ha detto Agostoni. E' morto venerdì, poco prima di conoscere l'esito del referendum a Mirafiori.
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mercoledì 12 gennaio 2011
Zang tumb tumb
Me ne ha parlato appena ieri sera la mia amica Fra'. Oggi ho una dipendenza in più e si chiama Friendfeed. "Ma sbrigati - mi fa - stiamo già migrando". E infatti adesso arranco dietro a gente a cui chiedo di spiegarmi cos'è #Quora. Ovviamente e rigorosamente online, senno' che gusto c'è? Così nel frattempo vivo di Internet, di aria e di zuppa di miso, che in casa abbiamo finito il thè.
Oggi me ne è capitata una peggio dell'altra. Così ho fatto un fischio alla "mia sorella nell'arte e nella vita" - per dirla con Albert - che però per me è Andy. Ero passata a prenderlo per un caffè. L'ho trovato che imprecava con la fiamma ossidrica in mano contro una specie di mobiletto che secondo lui in realtà è un divisorio e bla bla bla che deve essere pronto per il Salone del Mobile.
"Beeello il mobiletto", faccio. Al che tira un cristone e capisco che anche lui sta tenendo testa a una giornata piuttosto faticosa. Così dal caffè diventa una chiacchiera, dalla chiacchiera due passi, poi "uh, incredibile, è sole?" e alla fine abbiamo pensato bene di andarcelo a godere dalle vetrate del Museo del '900 di Milano, nuovo di pacca.
Bello, eh. Massima stima per Rota. Tante belle cose ma il cuore fa i tonfi per Boccioni, per l'Arengario in sè, per la Sala delle Cariatidi vista da là dentro e davanti al Quarto Stato, poi, uno si becca tutta la Sindrome di Stendhal. Continuavo a tornare indietro per rivederlo, gli tendevo agguati. All'uscita ho ricominciato il percorso daccapo: l'hanno messo per primo. Pensare che il buon Pellizza da Volpedo si è suicidato quando all'inizio il suo capolavoro non se lo filava nessuno. Ma guarda che siamo veramente un popolo di poverini ignoranti. Al che mi torna il cattivo umore e pure a Andy, dato che - essendo l'ingresso gratuito fino a febbraio - dentro ci trovi anche gente che sembra essere capitata lì per caso, forse semplicemente per fare pipì. E tocca pure capirli: al bar devi prendere almeno il caffè e alla Feltrinelli devi sganciare le monetine. Ma dopo l'ennesima fiumana di un gruppo anziani, scatta l'urlo di Andy: "Signorina, ci fate pagare il biglietto a tutti oggi, per pietà?!". E a me, che nel frattempo m'ero rabbuiata: "La vuoi piantare - mi da' un colpo sulla nuca - che mentre Stu' tirava calci nel pancione della tua bisnonna Boccioni donava al mondo la sua "Donna al caffè"?!". Andy, se non esistessi ti inventerei. Manco fossi il mobiletto.
Oggi me ne è capitata una peggio dell'altra. Così ho fatto un fischio alla "mia sorella nell'arte e nella vita" - per dirla con Albert - che però per me è Andy. Ero passata a prenderlo per un caffè. L'ho trovato che imprecava con la fiamma ossidrica in mano contro una specie di mobiletto che secondo lui in realtà è un divisorio e bla bla bla che deve essere pronto per il Salone del Mobile.
"Beeello il mobiletto", faccio. Al che tira un cristone e capisco che anche lui sta tenendo testa a una giornata piuttosto faticosa. Così dal caffè diventa una chiacchiera, dalla chiacchiera due passi, poi "uh, incredibile, è sole?" e alla fine abbiamo pensato bene di andarcelo a godere dalle vetrate del Museo del '900 di Milano, nuovo di pacca.
Bello, eh. Massima stima per Rota. Tante belle cose ma il cuore fa i tonfi per Boccioni, per l'Arengario in sè, per la Sala delle Cariatidi vista da là dentro e davanti al Quarto Stato, poi, uno si becca tutta la Sindrome di Stendhal. Continuavo a tornare indietro per rivederlo, gli tendevo agguati. All'uscita ho ricominciato il percorso daccapo: l'hanno messo per primo. Pensare che il buon Pellizza da Volpedo si è suicidato quando all'inizio il suo capolavoro non se lo filava nessuno. Ma guarda che siamo veramente un popolo di poverini ignoranti. Al che mi torna il cattivo umore e pure a Andy, dato che - essendo l'ingresso gratuito fino a febbraio - dentro ci trovi anche gente che sembra essere capitata lì per caso, forse semplicemente per fare pipì. E tocca pure capirli: al bar devi prendere almeno il caffè e alla Feltrinelli devi sganciare le monetine. Ma dopo l'ennesima fiumana di un gruppo anziani, scatta l'urlo di Andy: "Signorina, ci fate pagare il biglietto a tutti oggi, per pietà?!". E a me, che nel frattempo m'ero rabbuiata: "La vuoi piantare - mi da' un colpo sulla nuca - che mentre Stu' tirava calci nel pancione della tua bisnonna Boccioni donava al mondo la sua "Donna al caffè"?!". Andy, se non esistessi ti inventerei. Manco fossi il mobiletto.
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