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giovedì 26 novembre 2009

Afghanistan, più soldati per una guerra persa


Obama ha deciso: la campagna afghana non si può vincere, quindi mandiamo più soldati sul terreno. La logica di questa scelta non è ovviamente strategica, ma puramente domestica. Il presidente degli Stati Uniti sa che deve chiudere in un modo o in un altro la partita dell'Afghanistan entro il 2011. Obiettivo: evitare che diventi argomento della campagna presidenziale del 2012. Se i soldati americani fossero ancora impegnati in massa contro gli insorti afghani, continuando a subire perdite importanti, la rielezione di Obama sarebbe a rischio.

Per finire una guerra che non si può vincere, teoricamente c'è una via più diretta. Alzare bandiera bianca, e ritirarsi in buon ordine, vessilli al vento. Ma questa strada, che risparmierebbe molte vite umane, è domesticamente impraticabile. Sarebbe un'ammissione di fallimento, equivalente alla rinuncia di Obama alla ricandidatura. Lo spettro di Jimmy Carter, che ormai aleggia sulla Casa Bianca, finirebbe così per materializzarsi.

L'unica alternativa a questo punto, ragionando in termini di politica interna, è quella decisa da Obama. Ossia l'invio di circa 30mila uomini sul terreno, da concentrare nelle città, a sostegno della cosiddetta afghanizzazione della guerra. In parole povere, si tratta di preparare gradualmente, ma velocemente, il passaggio del testimone della sconfitta dagli americani ai loro "amici" afghani. Perché alla fine di questo gioco, ai collaborazionisti locali di Obama, Karzai in testa, non resterà che aggrapparsi disperatamente all'ultimo elicottero in partenza dall'ambasciata Usa di Kabul, prima che i loro nemici gli taglino la gola.Tra la salvezza dei suoi "figli di puttana" afghani e la sua rielezione, Obama non può avere dubbi.

Dal punto di vista del presidente degli Stati Uniti, questo approccio ha un senso. Il problema per noi è che siamo parte della guerra senza potervi/volervi difendere i nostri interessi, a cominciare dalla sicurezza dei nostri uomini sul campo.
Già nelle scorse settimane gli emissari di Washington hanno sondato gli alleati europei e non solo, sollecitandone il rafforzamento dei rispettivi contingenti e la disponibilità di risorse civili e finanziarie a supporto della cosiddetta afghanizzazione. Nei prossimi mesi altri soldati affluiranno sotto le bandiere della missione a guida Nato nel contesto di una campagna militare sulla quale non hanno alcun controllo.

mercoledì 9 gennaio 2008

Hillary? Chiagne 'o muort e...


Leggo sul sito del Corriere:

"Sondaggisti e commentatori tv l'hanno subito ribattezzata «la vittoria da effetto lacrime», forse per coprire il flop clamoroso delle loro previsioni completamente sbagliate. Sbriciolando tutti i pronostici della vigilia, ieri sera Hillary Clinton ha vinto a sorpresa le primarie del New Hampshire, rilanciando una campagna che l’influente sito di destra Drudge Report aveva dato per «morta e sepolta» soltanto alcune ore prima. Dopo uno spoglio da cardiopalma di circa quattro ore, l’ex first lady ha vinto con il 39% dei suffragi, contro il 37 di Obama, il 17 % di John Edwards e il 5 % di Bill Richardson. Eppure alla vigilia il front-runner Obama era in vantaggio di ben 12 punti in alcuni sondaggi. (...) La vittoria di Hillary è arrivata in larga misura grazie alle donne, di ogni età e ceto sociale, che hanno fatto quadrato attorno a lei in nome della solidarietà femminile. In uno Stato dove molte di loro sono al vertice, hanno votato per Hillary il 47 % delle elettrici, a differenza di quanto avvenne in Iowa, quando la defezione del gentil sesso la fece arrivare terza, dietro Obama e John Edwards. Ad invertire le sorti di Hillary, secondo gli analisti, è stato il cosiddetto «effetto lacrime»".


Resta ora da vedere come si pronunceranno nei prossimi giorni gli ispanici e i neri americani. Certo è che la rimonta di Mrs. Hillary Roham Clinton suscita un (superficiale quanto azzeccato?) istintivo commento: "Chiagne 'o muort e fott 'e vivo".