"Perché hai preso i biglietti per quattro quando siamo soli io e te?" - "Per avere uno spazio vitale, Querida. Ora stai buona che devo godermi anche gli odori, di questo film". La mia sorella nell'arte mi viene a prendere fuori dalla redazione e mi porta al cinema. Siamo reduci da giornate difficili, che ci prendono la testa e la bocca dello stomaco: nervi da tenere a bada, persone che non avresti detto mai che mostrano il lato peggiore di loro stesse e più miope; partigianeria fine a se stessa e parole lanciate come pietre senza un minimo di retroterra culturale. Non parlo mai di cose che non so e nelle discussioni lo ammetto serenamente, quando accade: Israele ha risposto ai razzi di Hamas e da giorni mi porto addosso questo malessere che riesco a condividere solo con pochissime persone. Che non parlano a sproposito, conoscono appieno la materia, ne soffrono e ragionano con cognizione di causa - anche a costo di feroci discussioni -, che magari non la vedono come me, non la sentono come me, ma che riescono ad esprimere le proprie opinioni con rispetto e con volontà di capire. E il confronto diventa allora davvero costruttivo e, pur nella ricerca di responsabilità, nessuno sente a prescindere la necessità di dover difendere nessun altro: perché in genere si difendono i colpevoli. E in questo caso ciascuna delle parti sente di aver le proprie ragioni. Per il resto trovo sia assolutamente condivisibile il fondo di Pier Luigi Battista comparso sul Corriere della Sera sabato scorso: "Le bombe sono tutte sporche, come la guerra. (...) La tragedia di Gaza non è senza responsabili".
Il concetto di "spazio vitale" mi riporta alla mente gli ultimi sessant'anni di Storia. L'Errante è partito, non ce la faceva a stare lontano. Per un attimo mi torna in mente la sua mamma, quando d'istinto mi ha aperto il frigo per controllare gli scomparti mentre io non capivo dove volesse andare a parare. I miei amici intanto al telefono e via mail mi raccontano di rifugi e sirene, di riservisti richiamati dal kibbutz, di persone a faccia in terra come riflesso incondizionato. Sull'altro versante, ancora altri scempi. Mi torna in mente il "bubele!" (lett. "tesoruccio!") dei nonni e che domenica il mio moré mi ha detto di non aver mai sentito, nemmeno tra gli ashkenatzim. Allora sono entrata in libreria, la panacea di stasera si chiama Mordecai Richler, 'Quest'anno a Gerusalemme'(Adelphi):
- "Myer, nelle tue notti insonni, non pensi mai che è un peccato che noi quattro non abbiamo fatto aliyah insieme?"
- "Per poi vivere in un kibbutz? Jerry avrebbe rubato le uova sotto il sedere delle galline e sarebbe andato a venderle per la strada".
- "Non doveva essere per forza un kibbutz. Avremmo potuto fare affari insieme a Tel Aviv".
- "Ci sono stato, grazie tante. Se ci vai, non dimenticarti di portarti dietro i panini. Oppure non mangiare niente se non nei ristoranti arabi".
Ecco, basta investirmi di parole: non ditene altre, che non siano d'amore.
"Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti". Ryszard Kapuściński, Autoritratto di un reporter
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lunedì 19 novembre 2012
sabato 8 gennaio 2011
Sì, lo voglio
Il giornale sotto gli occhi me lo mette Roberto, mentre sono in piena fase ripiglio post-bagordo. "Nooo Ro', non ficcarle in testa pure i drusi, adesso!", sbotta Andy. "Mi piace vederle gli occhietti lucidi", ribatte quell'altro. Non bacio nessuno, faccio una smorfia ma dico comunque 'buongiorno', agguanto il giornale col caffè, accarezzo Sansone sulla testa e scopro questa storia fantastica sul confine tra Siria e Israele.
La bionda Samar e il suo baffuto Nabih , drusi siriani, separati dal confine di guerra. In quella del '67 Israele ha conquistato i due terzi del Golan. Una parte delle alture fu riconquistata nel '73 da Damasco e da allora la Siria ne chiede l'intera restituzione. Per questo una forza di pace dell'Onu vigilia sulla striscia demilitarizzata di terra che corre lungo la linea del cessate il fuoco. Ed è proprio quella striscia che ha ostacolato l'unione tra Samar e Nabih (e da allora ostacola l'intero popolo druso: famiglie, amici e parenti divisi a forza, come nella Germania dell'Est).
Dal 2007 questi due disperati aspettavano il permesso di Israele perché la sposa passasse dal Golan siriano a quello amministrato da Tel Aviv. Permesso ogni volta negato. Lei s'era già agghindata a nozze il 28 dicembre. Il timbro però le era stato nuovamente negato. Poi mercoledì 5 gennaio lei si è accostata, in abito bianco, al filo spinato del versante siriano, col codazzo degli invitati e i viveri per il banchetto. E le sbarre si sono alzate.
Per anni si sono gridati il loro amore coi megafoni: uno di qua, l'altra di là (le linee telefoniche, essendo tecnicamente i due Paesi in guerra, sono interrotte). Ma il giorno del loro matrimonio la sposa non ha mai sorriso: ha dovuto lasciare la sua famiglia e il suo Paese. Alla fine della cerimonia ha raccolto il suo strascico e si è avviata sola, parenti alle spalle, lungo la linea di demarcazione. Samar ha 25 anni.
La bionda Samar e il suo baffuto Nabih , drusi siriani, separati dal confine di guerra. In quella del '67 Israele ha conquistato i due terzi del Golan. Una parte delle alture fu riconquistata nel '73 da Damasco e da allora la Siria ne chiede l'intera restituzione. Per questo una forza di pace dell'Onu vigilia sulla striscia demilitarizzata di terra che corre lungo la linea del cessate il fuoco. Ed è proprio quella striscia che ha ostacolato l'unione tra Samar e Nabih (e da allora ostacola l'intero popolo druso: famiglie, amici e parenti divisi a forza, come nella Germania dell'Est).
Dal 2007 questi due disperati aspettavano il permesso di Israele perché la sposa passasse dal Golan siriano a quello amministrato da Tel Aviv. Permesso ogni volta negato. Lei s'era già agghindata a nozze il 28 dicembre. Il timbro però le era stato nuovamente negato. Poi mercoledì 5 gennaio lei si è accostata, in abito bianco, al filo spinato del versante siriano, col codazzo degli invitati e i viveri per il banchetto. E le sbarre si sono alzate.
Per anni si sono gridati il loro amore coi megafoni: uno di qua, l'altra di là (le linee telefoniche, essendo tecnicamente i due Paesi in guerra, sono interrotte). Ma il giorno del loro matrimonio la sposa non ha mai sorriso: ha dovuto lasciare la sua famiglia e il suo Paese. Alla fine della cerimonia ha raccolto il suo strascico e si è avviata sola, parenti alle spalle, lungo la linea di demarcazione. Samar ha 25 anni.
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martedì 1 giugno 2010

Una della pagina più nera della storia del Paese. Quanto accaduto ieri in Israele è una delle pagine più dolorose, più cupe e anche più difficili da capire in assoluto e, di conseguenza, da spiegare. Come per i bombardamenti al fosforo o Sabra e Chatila. Siamo al potere assoluto della paranoia. Ed è uno choc.
Così Gad Lerner sul suo blog
Così Gad Lerner sul suo blog
Per la cartina, Limes
giovedì 4 marzo 2010
E indovina chi viene a cena?
di Lorenzo TrombettaLa vigilia del Natale musulmano è stata celebrata a Damasco con una cena di gala organizzata dal presidente siriano Bashar al-Asad alla quale era invitato non solo il suo collega iraniano Mahmud Ahmadinejad, in visita ufficiale in città, ma anche il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, il sayyid Hasan Nasrallah.
Avaro di apparizioni in pubblico per ovvi motivi di sicurezza ma anche per mantenere spessa la coltre di mito che aleggia attorno alla sua figura, Nasrallah si è lasciato comodamente riprendere dall'agenzia ufficiale siriana Sana a fianco di al-Asad e Ahmadinejad, che vengono da più parti indicati come i suoi due principali sponsor regionali. Sul suo noto blog, il commentatore libanese As'ad Abukhalil si chiede chi sia oggi il più forte tra al-Asad, Ahmadinejad e Nasrallah. Abukhalil afferma senza ombra di dubbio che il leader libanese è la personalità più influente tra i tre e che il movimento sciita non sia affatto sottomesso al volere di Teheran come invece vuole la vulgata.
Avaro di apparizioni in pubblico per ovvi motivi di sicurezza ma anche per mantenere spessa la coltre di mito che aleggia attorno alla sua figura, Nasrallah si è lasciato comodamente riprendere dall'agenzia ufficiale siriana Sana a fianco di al-Asad e Ahmadinejad, che vengono da più parti indicati come i suoi due principali sponsor regionali. Sul suo noto blog, il commentatore libanese As'ad Abukhalil si chiede chi sia oggi il più forte tra al-Asad, Ahmadinejad e Nasrallah. Abukhalil afferma senza ombra di dubbio che il leader libanese è la personalità più influente tra i tre e che il movimento sciita non sia affatto sottomesso al volere di Teheran come invece vuole la vulgata.
La domanda è cruciale perché è attorno alla natura del rapporto tra Hezbollah e la Repubblica islamica che da tempo si discute per cercare di prevedere la portata degli eventi regionali. Negli ultimi mesi, con l'aumentare delle pressioni americane (giusto qualche giorno fa il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, in visita a Damasco, aveva chiesto al presidente Al-Asad di prendere le distanze dall'Iran, col risultato che il giorno seguente, all'arrivo di Ahmadinejad in Siria, lo stesso Al-Asad ha rassicurato l'alleato persiano: "Condiviamo gli stessi interessi e obiettivi, e anche gli stessi nemici", n.d.r.), europee e israeliane contro l'Iran per il suo presunto programma nucleare a scopi militari, e con la conseguente crescente minaccia di una prossima guerra in Medio Oriente tra i giganti israeliano e persiano, ci si interroga sul ruolo che il movimento sciita libanese potrebbe ricoprire in uno scenario bellico.
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mercoledì 1 aprile 2009
Centinaia di questi anni, Tel Aviv

Tel Aviv compie cent'anni e al suo primo secolo arriva in splendida forma. Sintesi estrema: 400mila abitanti, business, cultura, movida, tecnologia, tendenze, atmosfera da Manhattan Londra Berlino Parigi, età media 30 anni, un arenile e una luce incredibili, il più ricco esempio al mondo di edifici Bauhaus (patrimonio protetto Unesco), vitalità ed energia mai viste, un'edizione di Time Out da fare invidia, bistrot, jazz, teatri, ristoranti, mostre, concerti, balli, gallerie d'arte, rave party, ritrovi gay, shopping.
"Tel Aviv è un ritmo". Definizione/sensazione perfetta quella di Dan Muggia, 55 anni, laurea in cinema alla Beit-Zvi Drama School, master newyorkese, critico e curatore di festival (a Milano ha appena organizzato la rassegna del film israeliano), docente al Sapir College di Sderot ("Record di otto razzi Kassam in una sola lezione"). Felpa nera, pantalonacci beige, starebbe bene in una storia di Woody Allen: "Se ami le atmosfere vibranti, puoi vivere solo qui. E' come New York però mia figlia 14enne esce la sera, io sono tranquillo, mio figlio di 8 gioca a pallone sotto casa". "In più sono israeliano". E riesce a studiare Valzer con Bashir, Beaufort, Yossi&Jagger, le grandi opere che da qui sono venute e verranno.
Grazie a Stefano Jesurum
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