In nulla riesce l'Onu, né la Lega Araba. Emergenza umanitaria, dice la Croce Rossa. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati lancia l'allarme - sono migliaia di migliaia - come altrettanti sono i bambini, dice l'Unicef, fagocitati e travolti dalla guerra che sta insanguinando la Siria. Perché di guerra si tratta: la chiamano crisi, conflitto, violenze, ondata di violenze. Non molto tempo fa, era tra quelle nazioni in cui l'Occidente illuminato riscontrava segnali di primavere, mai arrivate da nessuna parte, mi pare. Tempo fa - quattrordici mesi fa, per l'esattezza - incontrai a un convegno sull'integrazione un ragazzo figlio di genitori siriani. Raccontava di Aleppo, posto da mille e una notte, gli dicevano gli occhi. Non ricordo il nome, non saprei come arrivare a lui adesso, ma quanto vorrei leggerglielo ancora nello sguardo.
Come si fa a dormire sonni sereni in quelle che in altri anni, e davanti ad altre barbarie, Primo Levi chiamava "le vostre tiepide case"? Quei corpi senza più calore, quelli dei morti siriani, pesano sulle nostre coscienze. Su ciascuno di noi, perché nessuno fa niente per fermare lo scempio e si è tutti bravissimi a fingere che non ci riguardi.
Gli Yamim Noraim si avvicinano. Mi guardo dentro, cerco confini, misuro limiti, poi li accantono, pensando ai miei prossimi, a quello che è altro da me. L'Errante è via, stasera. Con la mia sorella nell'arte guardiamo per la trilionesima volta "Tutto su mia madre" di Pedro Almodovar: tra tutti i suoi film, quello finora ineguagliato. Penso all'Hidalgo, che continua invece ad aggirarsi per gli Abruzzi: panorami, primi freddi, ratafià e il museo di John Fante. Tempo d'armistizio, mi dico. In fondo, sono anche casa sua.
"Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti". Ryszard Kapuściński, Autoritratto di un reporter
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venerdì 7 settembre 2012
sabato 8 gennaio 2011
Sì, lo voglio
Il giornale sotto gli occhi me lo mette Roberto, mentre sono in piena fase ripiglio post-bagordo. "Nooo Ro', non ficcarle in testa pure i drusi, adesso!", sbotta Andy. "Mi piace vederle gli occhietti lucidi", ribatte quell'altro. Non bacio nessuno, faccio una smorfia ma dico comunque 'buongiorno', agguanto il giornale col caffè, accarezzo Sansone sulla testa e scopro questa storia fantastica sul confine tra Siria e Israele.
La bionda Samar e il suo baffuto Nabih , drusi siriani, separati dal confine di guerra. In quella del '67 Israele ha conquistato i due terzi del Golan. Una parte delle alture fu riconquistata nel '73 da Damasco e da allora la Siria ne chiede l'intera restituzione. Per questo una forza di pace dell'Onu vigilia sulla striscia demilitarizzata di terra che corre lungo la linea del cessate il fuoco. Ed è proprio quella striscia che ha ostacolato l'unione tra Samar e Nabih (e da allora ostacola l'intero popolo druso: famiglie, amici e parenti divisi a forza, come nella Germania dell'Est).
Dal 2007 questi due disperati aspettavano il permesso di Israele perché la sposa passasse dal Golan siriano a quello amministrato da Tel Aviv. Permesso ogni volta negato. Lei s'era già agghindata a nozze il 28 dicembre. Il timbro però le era stato nuovamente negato. Poi mercoledì 5 gennaio lei si è accostata, in abito bianco, al filo spinato del versante siriano, col codazzo degli invitati e i viveri per il banchetto. E le sbarre si sono alzate.
Per anni si sono gridati il loro amore coi megafoni: uno di qua, l'altra di là (le linee telefoniche, essendo tecnicamente i due Paesi in guerra, sono interrotte). Ma il giorno del loro matrimonio la sposa non ha mai sorriso: ha dovuto lasciare la sua famiglia e il suo Paese. Alla fine della cerimonia ha raccolto il suo strascico e si è avviata sola, parenti alle spalle, lungo la linea di demarcazione. Samar ha 25 anni.
La bionda Samar e il suo baffuto Nabih , drusi siriani, separati dal confine di guerra. In quella del '67 Israele ha conquistato i due terzi del Golan. Una parte delle alture fu riconquistata nel '73 da Damasco e da allora la Siria ne chiede l'intera restituzione. Per questo una forza di pace dell'Onu vigilia sulla striscia demilitarizzata di terra che corre lungo la linea del cessate il fuoco. Ed è proprio quella striscia che ha ostacolato l'unione tra Samar e Nabih (e da allora ostacola l'intero popolo druso: famiglie, amici e parenti divisi a forza, come nella Germania dell'Est).
Dal 2007 questi due disperati aspettavano il permesso di Israele perché la sposa passasse dal Golan siriano a quello amministrato da Tel Aviv. Permesso ogni volta negato. Lei s'era già agghindata a nozze il 28 dicembre. Il timbro però le era stato nuovamente negato. Poi mercoledì 5 gennaio lei si è accostata, in abito bianco, al filo spinato del versante siriano, col codazzo degli invitati e i viveri per il banchetto. E le sbarre si sono alzate.
Per anni si sono gridati il loro amore coi megafoni: uno di qua, l'altra di là (le linee telefoniche, essendo tecnicamente i due Paesi in guerra, sono interrotte). Ma il giorno del loro matrimonio la sposa non ha mai sorriso: ha dovuto lasciare la sua famiglia e il suo Paese. Alla fine della cerimonia ha raccolto il suo strascico e si è avviata sola, parenti alle spalle, lungo la linea di demarcazione. Samar ha 25 anni.
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giovedì 4 marzo 2010
E indovina chi viene a cena?
di Lorenzo TrombettaLa vigilia del Natale musulmano è stata celebrata a Damasco con una cena di gala organizzata dal presidente siriano Bashar al-Asad alla quale era invitato non solo il suo collega iraniano Mahmud Ahmadinejad, in visita ufficiale in città, ma anche il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, il sayyid Hasan Nasrallah.
Avaro di apparizioni in pubblico per ovvi motivi di sicurezza ma anche per mantenere spessa la coltre di mito che aleggia attorno alla sua figura, Nasrallah si è lasciato comodamente riprendere dall'agenzia ufficiale siriana Sana a fianco di al-Asad e Ahmadinejad, che vengono da più parti indicati come i suoi due principali sponsor regionali. Sul suo noto blog, il commentatore libanese As'ad Abukhalil si chiede chi sia oggi il più forte tra al-Asad, Ahmadinejad e Nasrallah. Abukhalil afferma senza ombra di dubbio che il leader libanese è la personalità più influente tra i tre e che il movimento sciita non sia affatto sottomesso al volere di Teheran come invece vuole la vulgata.
Avaro di apparizioni in pubblico per ovvi motivi di sicurezza ma anche per mantenere spessa la coltre di mito che aleggia attorno alla sua figura, Nasrallah si è lasciato comodamente riprendere dall'agenzia ufficiale siriana Sana a fianco di al-Asad e Ahmadinejad, che vengono da più parti indicati come i suoi due principali sponsor regionali. Sul suo noto blog, il commentatore libanese As'ad Abukhalil si chiede chi sia oggi il più forte tra al-Asad, Ahmadinejad e Nasrallah. Abukhalil afferma senza ombra di dubbio che il leader libanese è la personalità più influente tra i tre e che il movimento sciita non sia affatto sottomesso al volere di Teheran come invece vuole la vulgata.
La domanda è cruciale perché è attorno alla natura del rapporto tra Hezbollah e la Repubblica islamica che da tempo si discute per cercare di prevedere la portata degli eventi regionali. Negli ultimi mesi, con l'aumentare delle pressioni americane (giusto qualche giorno fa il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, in visita a Damasco, aveva chiesto al presidente Al-Asad di prendere le distanze dall'Iran, col risultato che il giorno seguente, all'arrivo di Ahmadinejad in Siria, lo stesso Al-Asad ha rassicurato l'alleato persiano: "Condiviamo gli stessi interessi e obiettivi, e anche gli stessi nemici", n.d.r.), europee e israeliane contro l'Iran per il suo presunto programma nucleare a scopi militari, e con la conseguente crescente minaccia di una prossima guerra in Medio Oriente tra i giganti israeliano e persiano, ci si interroga sul ruolo che il movimento sciita libanese potrebbe ricoprire in uno scenario bellico.
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