Di tutti i posti dove avrei potuto immaginare di incontrarti, certo non avrei mai pensato dov'è stato. Ero lì con la speranza di incontrare qualche collega che ha scritto su Limes, qualcuno - qualche mio simile, come mi dici sempre più spesso per prendermi in giro - con cui avrei potuto confrontarmi, dibattere su Israele e sulla sua politica, sulla deploratissima colonizzazione di Gerusalemme est e soprattutto ossigenarmi un po' senza scadere nei luoghi comuni, nella frasi fatte...Insomma, sentire un po' di gente che ne sa a pacchi.
Eri lì. E' bastato perdermi ed entrare dove non avrei dovuto per trovarti. Tu e le tue ombre, che di colpo si sono dissolte, tutte e otto. E parlavi delle arance di Peres.
Hai ragione. Tutto succede perché deve succedere, come mi diceva la mia amica Titti, che è anche una tua conterranea - ce l'avrete nel Dna, si vede -. Bene, sempre pensato anch'io.
"Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti". Ryszard Kapuściński, Autoritratto di un reporter
lunedì 22 novembre 2010
lunedì 15 novembre 2010
Diavolo rosso
Michele Salvati sul Corriere l'ha chiamato "Effetto Vendola", Curzio Maltese su La Repubblica ha citato Giorgio Gaber, "libertà è partecipazione". Forse c'è stato anche l'effetto Elio, sprigionato da quel "Han distrutto il bosco di Gioia, 'sti grandissimi figli di troia", che venerdì è venuto giù all'unisono dal teatro Smeraldo. Fatto sta che mi ha fatto piacere svegliarmi a Milano questa mattina. E mi ha fatto ancora più piacere scoprire che è stato proprio Giuliano Pisapia, che sono andata a incontrare qualche giorno fa, ad avercela fatta.
Non ho nessuna voglia, ne' intenzione, tanto meno gli strumenti e la preparazione adatta a tracciare bilanci, a fare previsioni, a dire quel che è o quel che sarà in questa città che mi ha adottata ormai da cinque anni, a cui devo tantissimo e che amo alla follia. Non spetta certo a me. Eppure il primo pensiero che ho avuto è stato quello di sperare di incontrare Philippe Daverio, in pausa pranzo, nella norcineria che è a due passi dalla mia radio e dal suo studio. Appena arrivata a Milano, da assessore alla Cultura mi ha detto: "Milano è morta, i milanesi si sono rincoglioniti". Penso che abbiano dimostrato che no, non è vero e comunque - comunque vadano le cose nei mesi a venire - non è più poi tanto vero. "Vieni qui con noi a bere un'aranciata, contro luce tutto il tempo se ne va".
Non ho nessuna voglia, ne' intenzione, tanto meno gli strumenti e la preparazione adatta a tracciare bilanci, a fare previsioni, a dire quel che è o quel che sarà in questa città che mi ha adottata ormai da cinque anni, a cui devo tantissimo e che amo alla follia. Non spetta certo a me. Eppure il primo pensiero che ho avuto è stato quello di sperare di incontrare Philippe Daverio, in pausa pranzo, nella norcineria che è a due passi dalla mia radio e dal suo studio. Appena arrivata a Milano, da assessore alla Cultura mi ha detto: "Milano è morta, i milanesi si sono rincoglioniti". Penso che abbiano dimostrato che no, non è vero e comunque - comunque vadano le cose nei mesi a venire - non è più poi tanto vero. "Vieni qui con noi a bere un'aranciata, contro luce tutto il tempo se ne va".
lunedì 8 novembre 2010
La meraviglia del creato
Giornata strana. Sono sopravvissuta - nell'ordine -: alla donna delle pulizie che già all'alba se ne è uscita con una battuta omofoba che fa onore al suo premier, al portinaio che ha avuto addirittura l'ispirazione di venirmi a spiegare perché Hitler se l'è presa con gli ebrei in Germania. Gli ho fatto notare di avere sangue ebreo, che scorre nelle vene ed è anche piuttosto caldo. Pensavo che avrebbe mollato il colpo ma non tutti i neonati hanno avuto il privilegio della visita della Fata dell'intelligenza, che vuoi farci. A ora di pranzo, il tecnico che legge Il Giornale in stereofonia. Invoco pietà e misericordia, capisco come scattano i raptus. Mi incuffio e vado di training: ripenso a sabato sera, alle parole di Nichi Vendola al teatro Dal Verme, all'aria buonissima che tirava. E penso alla sonata di Corelli. Mi passa, mi passa. Guardo il mio collega, respiro, vedi che mi passa... Se andassi a letto adesso, la giornata finirebbe prima? No, mi dice bene. Stasera Saviano. E chissenefrega della professionalità: lo prendo e lo bacio, guarda.
martedì 2 novembre 2010
E c'era Roma così lontana, e c'era Roma così vicina

Viviamo in un Paese che imbarbarisce giorno dopo giorno come fosse un processo a cui non si riesca a mettere freni, come in preda all'erosione carsica. "Un artista", "uno dello spettacolo", "de sicuro 'un era 'n politico", "un attore", "chièdilo a lui che de sicuro 'o sa". Sono alcune delle risposte alla domanda: "Lei sa chi era Pierpaolo Pasolini?". Ed il fatto di averle rivolte proprio a loro, ai romani, fa ancora più male.
Ma non importa. Ci stiamo abbrutendo ogni giorno di più, così come vuole chi ci governa. Ed oggi all'Eicma ce ne ha dato l'ennesima dimostrazione. E che taglia i fondi alla Cultura, che è la cosa che fa più paura in assoluto ai detentori delle leve, ai detentori del Potere.
E' il 2 novembre Pierpa'. Sono passati 35 anni e avevi previsto anche questo. Che meraviglia averti avuto, che privilegio grandissimo. Che amore grande. "E voglio vivere come i gigli dei campi, come gli uccelli del cielo campare, e voglio vivere come i gigli dei campi e sopra i gigli dei campi volare".
E' il 2 novembre Pierpa'. Sono passati 35 anni e avevi previsto anche questo. Che meraviglia averti avuto, che privilegio grandissimo. Che amore grande. "E voglio vivere come i gigli dei campi, come gli uccelli del cielo campare, e voglio vivere come i gigli dei campi e sopra i gigli dei campi volare".
giovedì 28 ottobre 2010
Diritto all'oblio per tutti

Peccato per il signor Zingarelli, peccato davvero. A pochi giorni dall'uscita dell'ultima edizione del suo dizionario c'è già un neologismo in più che spopola di qua e di là, che l'Italia ha imparato a conoscere da questa mattina e chissà che successone ora che ne se accorge pure l'Europa tutta, compreso gli inglesi: il bunga bunga. Ormai l'indignazione, lo sgomento, l'esasperazione hanno lasciato il posto allo sconforto. Confido in una nuova Era glaciale. Almeno per i posteri, non se lo meritano. Cent'anni di buco, di vuoto cosmico, di blackout e sparisce ogni nefandezza. Un'Era glaciale, e passa tutto.
martedì 26 ottobre 2010
E lascia che il mondo viaggi

L'idea è nata gironzolando col mio bene per Torino. E Sarajevo sia.
Ci portiamo dietro Vicio - anche se ci ha bersagliati di messaggi subliminali sul "Grande gioco" di Hopkirk -, Andy no che muore dopo due ore, forse una mia amica, Sansone appena finisce le vaccinazioni e maglioni, cappotti e scarpe comode.
Ora, che ho "lo sguardo più dolce e i fianchi arrotondati".
Ora, che ho "lo sguardo più dolce e i fianchi arrotondati".
Foto da qui
venerdì 1 ottobre 2010
Neanche se sei Eddy Merckx
Avrei voluto raccontare dell'inizio della mia nuova avventura a Torino, della chiacchierata con Mario Tronco dell'Orchestra di Piazza Vittorio, del ritorno di una persona speciale persa di vista da tanto. Invece no. Posto le parole di Michele Serra, al quale qualche pomeriggio fa al Teatro Franco Parenti non sono riuscita a dire a ne' bah. Posto le parole di Serra perché le condivido talmente tanto che avrei voluto scriverle io.
La nuova L'Aquila, periferia del centro commerciale
"Ricostruire un centro storico italiano è certamente un'impresa ardua, costosissima, forse impossibile. Proprio per questo sarebbe stato onesto - soprattutto nei confronti degli aquilani - evitare l'odioso spettacolo, trionfalista e irritante, della "ricostruzione dell'Aquila" servita in tutte le salse da un apparato mediatico, diciamo così, non particolarmente proprenso a indagare sulla realtà oggettiva. Io credo che il governo abbia avuto dei meriti operativi tutt'altro che trascurabili, dando un tetto a molte persone. Al netto delle eventuali speculazioni, parecchio è stato fatto. Ma quella non è l'Aquila, quella non è una città. E' un agglomerato d'emergenza, certamente più dignitoso delle ignobili baraccopoli nelle quali sono stati stipati per decenni, per generazioni altri terremotati italiani. Ma non tale da restituire agli aquilani la loro città e la loro identità.
Credo e temo che nel gongolante bilancio che Berlusconi ama fare di questa vicenda, conti anche la sua cultura urbanistica. I nuovi quartieri, puliti e senz'anima, sono il suo pane e il suo vanto. Gli devono parere bellissimi, senza la patina antica e la storia profonda che l'Italia vera possiede. Di qui - anche di qui - la sua certezza di aver "ricostruito l'Aquila" avendo fatto, invece, tutt'altra cosa. Sarebbe stato assai meglio avere l'umiltà di dire, fatti i dovuti rilievi e le dovute analisi, che non era possibile ridare l'Aquila agli aquilani, o perché troppo costoso o perché tecnicamente improbo".
Da Il Venerdì di Repubblica
La nuova L'Aquila, periferia del centro commerciale
"Ricostruire un centro storico italiano è certamente un'impresa ardua, costosissima, forse impossibile. Proprio per questo sarebbe stato onesto - soprattutto nei confronti degli aquilani - evitare l'odioso spettacolo, trionfalista e irritante, della "ricostruzione dell'Aquila" servita in tutte le salse da un apparato mediatico, diciamo così, non particolarmente proprenso a indagare sulla realtà oggettiva. Io credo che il governo abbia avuto dei meriti operativi tutt'altro che trascurabili, dando un tetto a molte persone. Al netto delle eventuali speculazioni, parecchio è stato fatto. Ma quella non è l'Aquila, quella non è una città. E' un agglomerato d'emergenza, certamente più dignitoso delle ignobili baraccopoli nelle quali sono stati stipati per decenni, per generazioni altri terremotati italiani. Ma non tale da restituire agli aquilani la loro città e la loro identità.
Credo e temo che nel gongolante bilancio che Berlusconi ama fare di questa vicenda, conti anche la sua cultura urbanistica. I nuovi quartieri, puliti e senz'anima, sono il suo pane e il suo vanto. Gli devono parere bellissimi, senza la patina antica e la storia profonda che l'Italia vera possiede. Di qui - anche di qui - la sua certezza di aver "ricostruito l'Aquila" avendo fatto, invece, tutt'altra cosa. Sarebbe stato assai meglio avere l'umiltà di dire, fatti i dovuti rilievi e le dovute analisi, che non era possibile ridare l'Aquila agli aquilani, o perché troppo costoso o perché tecnicamente improbo".
Da Il Venerdì di Repubblica
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