"Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti". Ryszard Kapuściński, Autoritratto di un reporter
mercoledì 7 novembre 2012
Nuotando nell'aria
Pagine su pagine, di un progetto che ormai è tela di Penelope, di vita presa dagli eventi, assorbita dai pensieri, dalle decisioni da prendere. Resto qua, comunque. Anche ora che Roma s'è presa l'Errante. Glielo affido come fossero i miei occhi. In fondo, l'Errante fa comunque l'errante, cambia niente, mica. La bella mostra di Guttuso: "I funerali di Togliatti", il "Padre Giotto", "Gott mit Uns". Poi il Ghetto e quell'aria di casa, i pranzi da "Notta Betta". Milano. E non è facile, dovresti credermi, sentirti qui con me. Cos'è che manca?
lunedì 21 maggio 2012
Amarcord
Dal resto mi son sentita avvolta -gli spazi-, ho provato malessere profondo -le divise nere dei fascisti e le copertine de 'La difesa della razza'-, emozionata -scovando all'improvviso una ketubà-, rabbiosa di quella rabbia che nasce dal dolore e dall'impotenza -nella sezione dedicata alle vittime delle mafie-. Tra le storie, che ho scelto di farmi raccontare, quelle di Carlo Alberto Dalla Chiesa e Pio La Torre, di cui ho la fortuna di occuparmi grazie a un progetto che sto seguendo in questo periodo.
Brindisi, Ferrara, L'Aquila, in tre giorni: l'Errante fa l'Errante e la cosa che più gli invidio stasera è che dorme a casa dai miei. Da sola non ci volevo stare e una bella combriccola sconclusionata si è autoconvocata a casa mia: chi scrive, chi legge, chi si innervosisce perché c'è troppo casino in poco spazio e così non si può lavorare, chi prepara spaghetti, chi mi fischietta Nino Rota. "Simili con simili": pensare quant'ho riso quando me l'ha detto un mio direttore la prima volta. Quanto mi fa bene ripensare ora a quella lezione di vita quando faccio fatica a farmi capire.
martedì 8 maggio 2012
Compagni di viaggio
La missione di questa settimana è sopravvivere a Torino. Maggio ci toglie sonno e riposo e il difficile arriverà quando l'altro riprenderà il volo verso chissà dove. La storia ci riporta a un anno e mezzo fa, quando abbiamo passato la notte cercando friarielli, dopo una scommessa, per i mercati generali di Milano. "Come ingannare il tempo che resta?", mi è stato chiesto oggi. Non lo inganniamo mica, lo viviamo: ad esempio riempiendoci gli occhi e i discorsi di questi film stupendi in rassegna all'Oberdan, la selezione del Pitigliani Kolno'a Festival. Le radici che tirano, la nostalgia che coccola, la provvisorietà annientata. Basta cercare risposte, abbiamo ancora parole da scegliere.
* Dal programma 'Nuovo cinema israeliano' (Milano, Spazio Oberdan 6-10 maggio) sul film "2 night" di Roi Werner - CDEC, PKF, Fondazione Cineteca Italiana
martedì 20 marzo 2012
E un bambino li guiderà
Su La Repubblica di oggi lo scrittore francese Marek Halter pone l'attenzione sulle campagne xenofobe di certa politica. "Un no collettivo all'antisemitismo, il primo dovere dell'Europa", la sintesi della riflessione di Bernard Henry-Lévy riportata sul Corriere. "Domattina a scuola arriveranno bambini che saranno a conoscenza di quanto accaduto e altri no. Li ascolteremo, ascolteremo le loro domande, le loro paure, li lasceremo parlare e poi risponderemo": mi hanno molto toccato ieri sera le parole della preside della Scuola ebraica di Torino, Sonia Brunetti Luzzati, ospite dell'Infedele del caro Gad Lerner. Amare e dolorosissime le parole della mia Elena Loewenthal, che leggo su La Stampa: in Europa "l'antico demone dell'antisemitismo è ancora vivo, aleggia, sta sotterraneo, magari appena sotto la la superficie della civiltà civile e benpensante. E' un demone antico e tenace, l'antisemitismo (...) Questo pregiudizio, quando viene fuori, non parla, ma distrugge".
Quel "non parla ma distrugge" mi resta dentro e scava, scava. E' così ma non possiamo non credere che l'odio è una malattia e come tutte le malattie si affrontano curandole. Curandole, prendendosene cura. E l'odio lo si annienta non con le armi ma con la parola - davar - il dialogo, la cultura, l'amore, come dice con forza il Rebbe di Venezia. Ci stringeremo ancora di più e andremo avanti con in alto i cuori e passerà questa paura, riaffermeremo con forza la vittoria del multiculturalismo e dei valori della libertà e della democrazia. Ora però è il tempo del dolore, in Francia la Bestia - per dirla con David Grossman - si è accanita ed ha ucciso bambini, e con loro, oggi, la nostra speranza di un futuro migliore. Da domani potremo ricominciare a pensare alle parole di Isaia e pregheremo affinché potremo godere del tempo in cui "il lupo abiterà con l'agnello e il leopardo giacerà col capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno insieme e un bambino li guiderà". (Isaia,11, 6-9)
lunedì 27 febbraio 2012
Carte da decifrare
martedì 14 febbraio 2012
Bianca
Il tema del lavoro ci distoglie gli occhi e il cuore da quella che ormai ci siamo abituati a chiamare "emergenza freddo". Ed emergenza, a casa mia in Abruzzo, lo è davvero. I miei non hanno mai visto niente di simile: auto letteralmente sparite sotto il manto della neve, strade inagibili, interi paesi isolati. Cumuli alti, in media, un metro e mezzo. Anche la luce è bianca e abbaglia, tutto si ferma: "All'inizio incanta e resti senza parole, Ci': poi passano i giorni e scopri di esserne prigioniero". Così mio babbo, vero uomo di passi e altura, dopo la prima settimana. Un febbraio antico, che riporta solidarietà tra vicini, quella dei più giovani verso gli anziani e le famiglie. La magia di veder scendere lupi e cervi fino in paese, in cerca di cibo, tra il silenzio e l'odore della legna che brucia nei camini.
A Milano fa solo tanto freddo: chiusi in casa, telefoniamo giù e guardiamo le foto che amici e non pubblicano su Facebook. E allora li sento tutti più vicini: i ragazzi de L'Aquila che sciano e fanno snowboard sul corso e davanti la chiesa di San Bernardino (che il centro della città non muoia, anche se isolato da tutto), un'anziana di Collelongo che porta via da sola la neve che le ostruisce la via di casa, servendosi di una carriola, il reportage di Paolo Rumiz, bellissimo, rimasto bloccato alla locanda della Bianca, a Balsorano. Tutto rallenta anche a Milano: l'Ebreo errante che col freddo resta di più a casa, gli amici che passano i pomeriggi a provare ricette e raccontarci storie. Neanche fossimo finiti nel Decameron. Senza vasi di basilico, però.
domenica 29 gennaio 2012
Mitzvòt
Oscar Luigi Scalfaro
lunedì 12 dicembre 2011
A forza di essere vento
E così l'assenza di memoria collettiva inghiottirà anche quest'ennesimo raid razzista, spegnerà i riflettori su quest'ultima notte dei cristalli scatenata da una bugia. Bugia dettata dal timore di una sedicenne portata a credere dalla famiglia, dai retaggi culturali, dalla pochezza delle vedute e delle prospettive che l'ambiente intorno a lei può offrirle, che la falsa condizione di stuprata sia più sopportabile di quella di chi fa l'amore per scelta. E anche questo meriterebbe un esame di coscienza.
La spedizione punitiva contro queste persone non permette di relegare nel dimenticato quel passato di pogrom di cui è fatta la storia della "nostra comune Patria europea", come l'ha definita nei giorni scorsi il Capo dello Stato Napolitano. Penso alla violenza psicologica, allo stato di soggezione psicofisica a cui magari è stata costretta a vivere e a crescere la ragazzina italiana della bellissima Torino. Mi sforzo di comprendere, ma davanti allo strazio e alla furia violenta e senza senso di quanti hanno appiccato il fuoco e lanciato molotov e nascosto coltelli sotto le giacche, acciecati dall'odio fine a sé stesso, sto male e mi vergogno. Un senso di vergogna per l'essere umana e di inadeguatezza come mi colse anni fa, visitando Auschwitz. Che poi divenne senso di riscatto, voglia di finalizzare, di dare un perché al privilegio che ci è stato concesso, quello di vivere.
Amo il popolo rom, amo la loro cultura, la loro musica. Ascolto le loro canzoni di melodie e parole tzigane fatte di violini, fisarmoniche, contrabbasso, tutti suonati velocissimi, quei loro testi che raccontano di dolore e di inni sfrenati alla gioia. E torno alla mia musica klezmer, quella di un altro popolo, accomunato dalla persecuzione e dall'essere oggetto di odio razziale. Insieme a sei milioni di ebrei furono sterminati anche circa 500mila zingari (si tratta di una stima, altre ipotesi variano dai 250mila al milione): i rom chiamano questo momento della loro storia porrajomos, "divoramento". Sono passati sessant'anni. Chi non ha memoria, non ha futuro.
lunedì 5 dicembre 2011
Il cielo è di tutti
Come da copione, alla vigilia di tutti i miei compleanni, sono intristita. Evidentemente non ho un buon rapporto col tempo che passa, inesorabile e inevitabile, non ce l'ho mai avuto. Ho però trovato il pensiero affettuoso della mia amica Roberta, prima di tutti, prima che qualcun altro glielo ricordasse: era lì che mi aspettava, mentre io vagavo ancora per Milano.
E mentre mi perdo a pensare a Roma e al da farsi, scampanella Andy, su di giri perché un commesso a suo dire bellissimo lo ha invitato a colazione. “Il mondo intero si fa da parte quando vede un uomo che sa dove va”: lo ha agganciato così, mentre la mia tata scalpitava in coda alla cassa brandendo una bottiglia di vino. É ancora in estasi: “Finalmente un uomo originale, no?”, mi fa. Prendo il cavatappi e soffoco la maestrina che è in me: la frase è di Saint-Exupéry. No che non glielo posso dire.
lunedì 28 novembre 2011
Cos'è la vita
Quello che resta fuori invece lo perdo, lo confondo o lo dimentico: i codici di accesso alle agenzie (sì, quelli che uso ogni santo giorno per lavorare), i pin dei telefoni, la combinazione del bancomat, la lista della spesa, i guanti, una ricetta, il biglietto del treno, lo scontrino di un maglione dalla taglia sbagliata. “La solita sbadata, sei...Allora buona serata, eh, e salutami quell'Alberto”. Roberto, mamma, Roberto.
lunedì 28 marzo 2011
Aridatece Bearzot
"Pago le contravvenzioni, non ho amici negli uffici importanti e mi sarebbe penoso partecipare a un concorso (...). Sono italiano?", si chiedeva Ennio Flaiano nel 1957, prima che nascesse la mia mamma. Pago le tasse e la maleducazione altrui mi manda in tilt. Sono svedese? Mah, un po' sabauda senza dubbio.
Milano è la mia città, mi ha adottata, mi dà ogni giorno la possibilità di vivere e frequentare persone fuori dall'ordinario e guai a toccarmela ma di Torino sono perdutamente innamorata. Seguire le celebrazioni per il 150enario è quanto di più bello mi sia capitato ultimamente, assieme a"Salviamo l'Italia" di Paul Ginsborg, al Museo della montagna degli amici del C.a.i. e ai ravioli del plin. "Qual è lo scopo al quale tutti ci affatichiamo? Cos'è più difficile riunire, città e province divise o volontà e cuori divisi?". Massimo D'Azeglio si è anche risposto, io il post lo lascio aperto.
venerdì 11 marzo 2011
E per me un Ancomarzio
"E per me un Ancomarzio" è una delle sturiellet raccolte in "Perché Pippo sembra uno sballato" di Andrea Pazienza. E' praticamente introvabile, a meno che non risolvano i vari contenziosi e lo ristampino. Lo regalai qualche anno fa al mio fidanzato di allora. Una ricerca durata mesi, per non dire del resto. Ho imparato che non mi priverò mai più di una cosa verso cui nutro una passione viscerale: ho continuato a cercarne un'altra copia da allora. A Milano non c'è fumetteria che non lo sappia. L'ho trovata, la mia, praticamente ci sono inciampata per caso mentre mi godevo Torino col mio bene: "Es difisilo imaginar como se pote star ben tot solett nel diserto liggend'giurnalett!". Praticamente un manifesto di vita.
venerdì 1 ottobre 2010
Neanche se sei Eddy Merckx
La nuova L'Aquila, periferia del centro commerciale
"Ricostruire un centro storico italiano è certamente un'impresa ardua, costosissima, forse impossibile. Proprio per questo sarebbe stato onesto - soprattutto nei confronti degli aquilani - evitare l'odioso spettacolo, trionfalista e irritante, della "ricostruzione dell'Aquila" servita in tutte le salse da un apparato mediatico, diciamo così, non particolarmente proprenso a indagare sulla realtà oggettiva. Io credo che il governo abbia avuto dei meriti operativi tutt'altro che trascurabili, dando un tetto a molte persone. Al netto delle eventuali speculazioni, parecchio è stato fatto. Ma quella non è l'Aquila, quella non è una città. E' un agglomerato d'emergenza, certamente più dignitoso delle ignobili baraccopoli nelle quali sono stati stipati per decenni, per generazioni altri terremotati italiani. Ma non tale da restituire agli aquilani la loro città e la loro identità.
Credo e temo che nel gongolante bilancio che Berlusconi ama fare di questa vicenda, conti anche la sua cultura urbanistica. I nuovi quartieri, puliti e senz'anima, sono il suo pane e il suo vanto. Gli devono parere bellissimi, senza la patina antica e la storia profonda che l'Italia vera possiede. Di qui - anche di qui - la sua certezza di aver "ricostruito l'Aquila" avendo fatto, invece, tutt'altra cosa. Sarebbe stato assai meglio avere l'umiltà di dire, fatti i dovuti rilievi e le dovute analisi, che non era possibile ridare l'Aquila agli aquilani, o perché troppo costoso o perché tecnicamente improbo".
Da Il Venerdì di Repubblica